E’ arrivato il momento in cui si è reso necessario fare il punto della situazione e di parlare della fase 2 della pandemia.

Questo momento è molto importante.

La sua importanza è tale, tanto da darci qualcosa che negli ultimi 30 giorni ci era stata negata.

Mi riferisco ad una prospettiva, una prospettiva positiva…si inizia a parlare di FASE 2.

Proprio oggi le notizie date dalla Protezione Civile e dal Commissario Straordinario fanno presagire al fatto che verosimilmente il picco dei positivi ai tamponi sia alle nostre spalle.

Ma andiamo per ordine e lasciamo spazio alle nostre prospettive future al termine delle considerazioni che faremo in questa sede.

Come siamo arrivati in questa situazione?

In molti si chiedono la stessa cosa. Molte teorie al limite dell’assurdo, del grottesco e del ridicolo, sono visibili in rete e non solo.

Ma la verità spesso è molto più semplice di quanto non sembri e fa molto più male di quanto non vorremmo immaginare.

Da ormai 20 anni siamo una civiltà globalizzata e profondamente interconnessa.

Spesso così tanto che risulta difficile capirne l’essenza.

Proprio con l’avvento della globalizzazione sono arrivate grandi opportunità per molte persone, per molti Paesi e per interi Continenti.

Basti pensare cosa sia successo in Cina da quando, nel lontano Dicembre del 2001 entrò nell’ OMC, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

La Cina e la classe media

Da allora ne sono cambiate di cose.

Seppur con i suoi difetti, la Cina ha avuto il merito di redistribuire una buona dose di ricchezza accumulata attraverso nuovi diritti, stipendi più alti, privatizzazione.

Il riconoscimento della proprietà privata ed enormi investimenti statali in settori strategici come la salute, i trasporti e l’energia.

Tutto questo ha portato un enorme benessere a questo Paese permettendo di creare quello strato sociale che oggi noi definiamo classe media e che nella loro Nazione conta diverse centinaia di milioni di persone.

Notevole vero?

Decisamente si, ma come per ogni cosa c’è un prezzo da pagare, e quel prezzo è particolarmente alto.

A partire dalle apparenti ricadute positive che abbiamo avuto in Europa nel’immediato.

Mi riferisco al fatto che in poco tempo siamo stati invasi di prodotti a basso costo che ovviamente sono stati la gioia dei consumatori.

Ma che nel giro di pochi anni hanno messo fuori mercato molti dei nostri prodotti.

Ma del resto siamo stati noi a volerlo, attraverso la delocalizzazione delle produzioni di tutti i settori o quasi.

Il collegamento con la Pandemia

Prima di spiegarvi cosa c’entra tutto questo, è necessario avere una visione globale delle cause e degli effetti per capire cosa ci ha portato qui.

Siamo al momento attuale, qualcosa come 7,7 miliardi di persone su questo pianeta.

Se ci pensate può sembrare uno straordinario successo evolutivo per la nostra specie, ed in effetti lo è.

Il problema nasce però dal fatto che ognuna di queste persone, giusto o sbagliato che sia, vuole migliorare la propria condizione economica e sociale.

Del resto vorremmo tutti avere una posizione migliore uno stipendio più alto e una casa più grande, giusto?

Il fatto è che lo facciamo seguendo un modello di sviluppo, che in questo momento storico è quello Capitalista.

Tale modello, semplificando enormemente, si basa sul massimo sfruttamento di una risorsa e sul fatto che tale risorsa sarà sostituita da un’ alternativa quando questa verrà a mancare o scarseggierà.

Questo meccanismo, unito al desiderio di una vita migliore, ha sottoposto il nostro ambiente a pressioni incredibili.

Dalla destabilizzazione del nostro clima a sfruttamenti intensivi di risorse finite, alla riduzione in modo sempre più drastico di habitat naturali di molte creature, che spesso condividono il proprio spazio con la nostra specie.

Questo molto probabilmente ha causato il punto zero della nostra Pandemia.

In un Mondo in cui il tutto non è mai abbastanza, le persone si spingono sempre oltre per cercare di sfruttare nuove opportunità, nuove terre e giacimenti.

Sfrattando di fatto le specie endemiche che vivevano li da sempre, e mettendo in moto degli ingranaggi impossibili da fermare.

Quelle specie, che fino ad allora vivevano indisturbate e in equilibrio con il proprio ambiente fuggono dai loro habitat e incontrano quelle allevate dall’uomo creando interazioni che un tempo erano impossibili o altamente improbabili.

Portando con se un regalo indesiderato che in questo caso si chiama COVID-19.

Con questo non voglio demonizzare il Capitalismo.

Seppur pieno di difetti ha permesso enormi progressi in ogni campo della nostra Società, creando benessere e crescita economica per più di un secolo.

Ma sembra che qualcosa stia andando per il verso sbagliato.

Forse tale modello quando è stato pensato non prendeva in seno le conseguenze di applicare questo metodo ai più di 7 miliardi di persone che siamo oggi.

La Causa della Pandemia

Quindi le cose accadono per un motivo.

Anche se le cose accadono molto distanti da noi, prima o poi quelle cose che si chiamano conseguenze vengono a prenderci per presentarci il conto.

Con questo voglio dire che il COVID-19 si sarebbe potuto chiamare EBOLA o in qualsiasi altro modo, ma non importa, perchè prima o poi sarebbe arrivato.

La causa di tutto questo siamo noi, la nostra civiltà, il nostro modello economico.

Coronavirus qui e ora

Quanto detto fino ad ora ci porta qui, al presente, nel mezzo di una pandemia.

Una pandemia che molte persone illustri come virologi, microbiologi, e imprenditori del calibro di Bill Gates avevano previsto, ma come spesso accade queste persone sono rimaste inascoltate.

Lo dimostra la difficoltà e l’assoluta mancanza di un piano condiviso a livello nazionale, europeo e globale.

Però, come in ogni brutta situazione, non tutto il male viene per nuocere.

Certamente, seppur con difficoltà il nostro Paese ha reagito, e lo ha fatto mettendo al centro la salute delle persone.

Ed è proprio questo che deve renderci orgogliosi.

Molte altre nazioni hanno scelto di non reagire o di farlo in modo molto leggero, vedi ad esempio Olanda, Regno Unito, USA.

Le strategie apparentemente folli di queste nazioni sono dettate da un solo fattore: i soldi!

Si, perchè cercare di salvare il più alto numero possibile di persone ed imporre dei lock down di lunga durata è estremamente costoso e complicato.

Ma è anche l’unico modo che permette una vera riduzione dei contagi e di frenare l’avanzata del virus.

Ora la situazione è particolarmente delicata.

Da un lato nel nostro paese ci sono segnali concreti di miglioramento che riguardano l’ospedalizzazione dei pazienti.

La diminuzione netta delle persone di alcune centinaia di unità in terapia intensiva e la riduzione dei decessi.

Tutti segni che le metodologie di cura si sono evolute e sono diventate più efficaci nel corso del tempo.

Come detto prima però, molti paesi hanno deciso di reagire, almeno inizialmente, in maniera leggera e procrastinando la presa di posizione.

Ponendo di fatto tali nazioni indietro di settimane rispetto al nostro paese e creando molta disomogeneità anche all’interno dell’unione europea.

Questo crea un rischio molto elevato per quei paesi come il nostro che ci vede in una situazione di miglioramento e di prospettiva positiva, con il rischio di riportare il virus dall’esterno nel momento in cui si dovesse riaprire sbagliando metodi e tempi.

Del resto, come abbiamo già detto questa emergenza è di lunga durata, e la fine non sarà dichiarata con la riapertura, ma con la messa a punto del vaccino e di protocolli di cura efficaci e condivisi da altre nazioni che sono impegnate nella ricerca.

Cosa ci aspetta in futuro?

Il futuro è incerto, seppure il nostro paese ha tenuto e stia tenendo, i danni economici che questa situazione ha creato sono immani.

Ora tutti iniziano a chiedersi:

Gli aiuti economici arriveranno in tempo a chi ne ha bisogno per salvare tutte le piccole e piccolissime imprese che non possono permettersi il lock down?

Probabilmente si, ma il punto è un altro, e denota i grandi cambiamenti che sono in atto e che saranno la nuova normalità, forse per un lungo periodo forse per sempre.

Le abitudini delle persone sono cambiate in modo radicale e con esse anche l’economia è cambiata e molti settori difficilmente si riprenderanno.

Il comparto del turismo ad esempio è uno dei più danneggiati e onestamente non credo che da qui ad un paio di mesi saremo tutti in crociera a sorseggiare un Mojito sul ponte della nave.

Ma non voglio andare oltre, e soffermarmi troppo sulle conseguenze economiche.

Questo perchè, sarà il principio di maggior cautela a regolare i rapporti sociali e lavorativi nel prossimo futuro dove il rischio di un nuovo o di nuovi focolai sarà elevato fino al momento in cui tutte le nazioni intorno a noi e che giocano un ruolo chiave nell’economia globalizzata non ne saranno uscite e non sarà reso disponibile un vaccino su larga scala (probabilmente ancora 15-18 mesi di attesa)

Una cosa è chiara, non potremmo permetterci errori e rischiare un nuovo lock down.

Per questo motivo, saremo obbligati volenti o nolenti a protrarre determinati comportamenti che ormai fanno parte della nostra vita.

Lavarsi spesso le mani, evitare luoghi affollati, incentivare il telelavoro, minimizzare insomma i contatti umani in generale i comportamenti a rischio oltre a continuare ad utilizzare i dispositivi di protezione individuali.

La Fase 2 della Pandemia

Da qualche giorno si parla ormai di fase 2 in maniera sempre più frequente, ma esattamente di cosa si tratta?

La fase 2 è a conti fatti il momento più critico della pandemia:

La necessità di prolungare il lock down incontra le esigenze economiche di un paese che rischia di lasciarsi alle spalle una scia di morti e feriti che potrebbe sommarsi a dei danni economici difficili da risolvere.

Non solo, se gestita male questa fase potrebbe vanificare tutti gli sforzi fatti, con lo spettro del contagio di ritorno.

Immaginiamo che le scelte fatte saranno quelle di riaprire in maniera graduale le attività produttive lasciando in coda le attività meno essenziali, come ristoranti, Pub, centri commerciali che seppur importanti economicamente e socialmente, non sono considerati essenziali per ripartire.

Come ripartire da questa Crisi

Una delle ipotesi che prende sempre più concretezza è quella di sottoporre gran parte della popolazione a test immunologici per capire quali persone abbiano contratto il virus anche in maniera asintomatica e sono quindi immunizzate.

Questa soluzione permetterebbe di avere un dato oggettivo di persone che possono effettivamente circolare liberamente e tornare alle attività produttive per far ripartire il nostro paese.

Tante ipotesi sono state fatte e molte di queste sono verosimilmente attuabili.

Ma ovviamente come ogni cosa, hanno un prezzo, ed in questo caso il prezzo da pagare è sicuramente la nostra privacy.

Privacy ai tempi della Pandemia

Patentino di immunità

La nostra privacy sarà messa in discussione, anche perchè la misura di cui ho parlato poco fa (una delle tante possibili) implica il fatto che i vostri dati siano a disposizione di tutti.

Questo per assicurarsi che la vostra immunità al virus sia reale e dunque segnata su un documento, una sorta di patente che permette a questi individui di evitare le restrizioni.

Ma non solo, per poter reagire in modo significativamente più efficiente e veloce, una delle possibili ipotesi è quella di adottare il modello coreano.

Modello Coreano

Il modello coreano contempla la possibilità di utilizzare la rete, che attraverso App specifiche e Social Media verificano il nostro grado di rischio.

Ad esempio verificare se la persona presa in esame abbia condotto comportamenti a rischio come la frequentazione di determinati luoghi per periodi di tempo più o meno lunghi.

Ovviamente questo implicherebbe tracciare i nostri spostamenti e le nostre abitudini in barba a tutte le leggi e informative sulla privacy.

Difficile dire se queste misure saranno adottate in maniera leggera o in modo invasivo, ma credo che lo scopriremo presto.

Conclusioni

Non è facile tirare le somme, ma possiamo provarci ragionando sulla situazione attuale.

Come detto in precedenza, molte nazioni se la stanno passando di gran lunga peggio di noi.

Ad esempio gli Stati Uniti, che hanno reagito con almeno 8 settimane di ritardo rispetto al nostro lock down sono ormai una sorta di enorme focolaio.

Tenendo conto che inoltre negli USA non esiste la sanità pubblica e non esistono ammortizzatori sociali, non credo che ne usciranno presto e bene.

Per dare un qualche numero, solo la settimana scorsa erano 3.6 milioni le domande di disoccupazione negli USA e la FED stima che nel prossimo mese arriveranno a circa 46 milioni.

Un numero spaventoso di persone senza lavoro in un paese amante delle armi e decisamente paranoico non è proprio il massimo, che ne pensate?

Il problema grosso è che gli USA sono una delle più importanti economie al mondo, sopratutto per il nostro export.

Capito qual’è il problema in un economia globalizzata? Tutti sono coinvolti, tutti dipendono da tutti per vendere i propri beni o per comprarli.

Nel bene e nel è così che stanno le cose.

La Strada in salita

Credo che dovremmo aspettarci una strada in salita, dove a causa dell’economia che traballerà come mai prima alcuni comparti spariranno o si ridimensioneranno parecchio.

Prima ho citato il turismo ma il problema tocca anche le compagnie aeree che non godevano già prima di ottima salute.

Lo stop prolungato la paura che probabilmente rimarrà con noi per un po’, costringerà queste compagnie a chiudere o a ridimensionare notevolmente le proprie flotte.

Tutto questo non significa che siamo al capolinea ma inevitabilmente i grandi eventi come questo cambiano la storia e le abitudini delle persone, e con loro anche le economie.

Chissà, forse il turismo di massa volge al tramonto e forse anche le filiere produttive torneranno almeno in parte a rilocalizzarsi nei paesi d’origine.

Forse qualcuno inizia a chiedersi se mettere tutte le uova nello stesso paniere (dove le uova sono le imprese e il paniere è la Cina) strategicamente non è proprio una scelta furba.

Quindi se questa pandemia da un lato ha portato morte e paura, dall’altro può portare con se delle grandi opportunità di rinnovamento per la nostra economia.

Compensando almeno in parte la crescente disoccupazione che inevitabilmente ci accompagnerà nel futuro a medio termine.

Note Positive

Al pari dell’influenza spagnola che flagellò il mondo per ben 3 anni e uccise qualcosa come 55-60 milioni di persone, anche questa pandemia ha stravolto le nostre vite e le nostre abitudini.

Ha dato però anche un forte scossone alle Istituzioni che sicuramente provvederanno a migliorare i meccanismi che regolano i possibili allarmi pandemia e le azioni che ne conseguono.

Magari attraverso una regia nazionale o sovranazionale, cose che non esistevano e che hanno reso l’approccio al problema in modo eterogeneo e disordinato, creando dubbi e probabilmente qualche danno.

Preparatevi

Vorrei concludere con un monito: Siate Pronti.

Questa pandemia è la prima, non è l’ultima.

E come detto inizialmente, ora le condizioni create dall’uomo attraverso la distruzione dell’ambiente aumenta notevolmente il rischio di nuove pandemie.

Nel giro di un decennio potremmo dover combattere una nuova crisi simile a questa.

Per questo invito tutti a mantenere delle dotazioni di emergenza come scorte di emergenza.

Considerate tutti quei prodotti che sono molto utili in questi momenti, a partire dalle mascherine, dal disinfettante, dai guanti, ecc…

Tutti articoli poco costosi (in tempi normali) che non scadono praticamente mai e che in caso di problemi ci danno la possibilità di reagire con più calma e compostezza.

Evitandoci rischi inutili quali le corse in massa al supermercato.