Eccoci ancora una volta a parlare di DPI, nello specifico parleremo di come sanificare le mascherine FFP1, FFP2, FFP3.

Un argomento per il quale non molto tempo addietro abbiamo scritto e descritto le varie tipologie di mascherine che si possono reperire, ma sopratutto come utilizzarle.

Vista l’oggettiva scarsità di questo bene, e la notizia di oggi che impone a tutti gli abitanti della Lombardia l’obbligo di utilizzare la mascherina o, quantomeno di coprirsi il volto con una sciarpa.

Attenzione:
Tutti i metodi descritti in questo articolo derivano da studi fatti da diversi Istituti per i quali non vi sono abbastanza numeri per garantirne l’efficacia.

Tra le altre cose, sembra che al momento le mascherine siano diventate la nuova moneta! più preziosa dell’oro.

Abbiamo pensato quindi di fare un pò di chiarezza in merito.

O quanto meno approfondire il più possibile cosa sia bene fare e dove possiamo spingerci pur mantenendo un discreto livello di sicurezza.

Mascherine Monouso FFP1

Questa tipologia di mascherine sono, come quasi ogni DPI di questo tipo, monouso.

Non dimentichiamolo, quindi il fatto di riutilizzarle più e più volte ci mette in una condizione di rischio.
Probabilmente anche peggiore di chi non la utilizza affatto.

Ricordiamoci che se maneggiate con poca cura o utilizzate oltre misura, invece di proteggere l’utente, le mascherine diventano vettori del virus!

Ricordatevi di sostituirle quando diventano umide (a causa del vostro respiro) o al termine della giornata ( se riuscite ad indossarle per tutto il giorno senza toglierle e metterle di continuo).

Sanificare le mascherine FFP1?

Vista la penuria di mascherine in Italia come nel mondo, in molti hanno iniziato a porsi questa domanda e qualcuno ha provato a dare delle risposte.

Tra questi, Lo stabilimento chimico farmaceutico militare[1] che ha provveduto a stilare un documento ad uso interno, un’istruzione operativa dedita a spiegare come sanificare le mascherine[2].

ATTENZIONE! Ricordiamo che non viene al momento comprovata l’efficacia di questo studio, per mancanza di dati utili sufficienti alla validazione.

Per attuare le istruzioni descritte nell’istruzione operativa cui sopra, vi sarà sufficiente procurarvi una soluzione idroalcolica al 70% e un erogatore spray generico.

Soluzione Idroalcolica? Tranquilli, si tratta solo di una miscela al 70% alcool denaturato o isopropilico e 30% acqua depurata (acqua distillata).

Precisazioni

In merito al sistema appena descritto, esiste della letteratura che ne descrive gli effetti.

Test di questo tipo erano stati fatti anche ai tempi della SARS e pare che i risultati non siano proprio dei migliori.

L’efficacia di filtrazione dei dispositivi passerebbe dal 95% al 60% (praticamente si ridurrebbe di un terzo) in quanto lo strato di filtro elettrostatico presente sia nelle mascherine FFP1 che nelle mascherine chirurgiche, verrebbe distrutto.

Rigenerare le Mascherine Filtranti FFP2 e FFP3

Anche in questo caso esistono degli studi fatti sul campo, probabilmente sempre a seguito della precedente emergenza (SARS) del 2003.

Uno studio molto interessante è quello svolto dall’ International Medical center Beijing nel quale viene trattato l’argomento della sanificazione di questa tipologia di filtri.

Questo metodo utilizza calore secco, dato che in questo caso la soluzione idroalcolica non avrebbe nessun tipo effetto.

Sanificare le mascherine FFP2 e FFP3

Il sistema testato sarebbe quello di sottoporre le mascherine FFP2-FFP3 ad una temperatura di 70° centigradi per 30 minuti.

Questo sistema permetterebbe di abbassare notevolmente la carica virale accumulata nel filtro dopo ore di utilizzo senza danneggiarla in modo significativo.

Dato che il nuovo CORONAVIRUS COVID-19 risulta essere sensibile alle temperature, viene menzionata anche la possibilità di sottoporre le mascherine ad una temperatura di 56° per 30 minuti.

Tuttavia non vi sono evidenze se sia possibile farlo più volte e nel caso quante volte sarebbe opportuno farlo prima che il filtro sia inservibile. Prima che i materiali di cui è composta la mascherina non degradino e si deformino, o si irrigidiscano senza garantire più una corretta adesione al viso dell’utilizzatore.

Inoltre abbassare la carica virale del virus non significa uccidere del tutto il virus.

Conclusioni

Tirando le somme possiamo dare evidenza di come molti soggetti istituzionali o meno si stiano muovendo in questa direzione, per cercare di arginare quella che risulta essere una carenza cronica e strutturale causata dalla pandemia.

Quello che ancora manca è un armonizzazione di tutti gli studi e test che sono stati condotti durante le emergenze degli ultimi 2 decenni in modo da tradurli in uno standard che possa garantire a noi tutti un uso sicuro ed alla portata di tutti dei sistemi di sanificazione.

In tal senso anche l’Istituto Superiore di Sanità si sta muovendo in questa direzione e credo che non passerà molto tempo prima di arrivare ad una linea guida condivisa da tutti.

Nel frattempo, fate attenzione, perchè i sistemi elencati sopra NON danno garanzia di risultato, e sarebbe meglio non utilizzarli mai.

L’unico modo per garantirci una copertura adeguata è quello di utilizzare questi dispositivi per quello che sono: monouso, rispettando le istruzioni del produttore.

Dato che generalmente nelle farmacie non si trovano facilmente, il mio consiglio è di cercare in rete su più canali e più piattaforme possibile tenendo in considerazione che i tempi di consegna potrebbero essere nell’ordine dei 30 giorni.

Può sembrare un periodo lungo, ma, datemi retta, le useremo ancora per molto tempo, quindi agite adesso!

Riferimenti

  1. Sito ufficiale dello stabilimento di Firenze
  2. Istruzione Operativa sanificazione mascherine
  3. Studio sulla sanificazione delle mascherine FFP2 e FFP3